L’Arcivernice nacque in anni ormai lontanissimi, tra le rime baciate del Corriere dei Piccoli.
La inventò Pier Cloruro Lambicchi, scienziato folle ed incompreso, protagonista del  fumetto di Giovanni Manca, per dare vita, con poche pennellate di quella sostanza miracolosa, agli oggetti inanimati, agli eroi del passato, ai sogni più impossibili.Pier

Arcivernice riemerge dall’oblio una sera d’inverno del ’97, tra il fumo del sigaro di Forin, le paste portate da Boggero e le pareti stinte di casa di Spiccio, le uniche a sognare, ahi loro!, una vernice normalissima.
Dell’antico inventore inseguono le rime e l’incoscienza, la follia e quel po’ di poesia, insomma quel delirio onnipotente di creazione e ricreazione che è l’arte.
L’idea è di riportare in vita i luoghi magici e dimenticati, gli edifici sepolti dall’incuria del tempo. Portare le note, i versi e le voci a combattere il buio e la polvere. Richiamare per un attimo l’attenzione su di se e sulle pareti intorno, perché la musica provi una prima e disperata rianimazione, del luogo e delle persone.
Il sogno è che questa piccola scossa riesca per un istante ad increspare le acque più immobili, ed inneschi una minuscola reazione a catena, coinvolga.
Boggero, Forin, Spiccio e tutte le persone che lavorano dietro e davanti ad Operazione Arcivernice vogliono provare a contribuire alla salvaguardia del patrimonio artistico e culturale italiano. Può sembrare un delirio planetario o una battaglia di Don Chisciotte, ed in fondo lo è anche. Ma intanto è qualcosa, ed è vero, vivo, presente, sé è riuscito a riunire un gruppetto di folli, e se riesce a farsi ascoltare, vedere, forse un po’ capire, da molte persone.
Ed intanto siamo qui a suonare!
La migliore canzone d’autore parte da piccole cose sottintendendo un diverso modo di pensare.
Esalta la lentezza e l’imprevedibilità di percorsi pedonali. Rumina materiali più raccattati che selezionati.
Si appassiona, per così dire, a strane bestie.

Dal Dicembre ’97 Franco Boggero, Augusto Forin e Marco Spiccio, autori di canzoni, ruminano sogni e progetti in compagnia. Hanno lavorato su una serie di pezzi per una serata a tema – Umori in equilibrio – il cui programma si può leggere come un menù psico-farmacologico, ispirato alla dottrina ippocratica dei quattro umori corporei.

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